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  06 giugno , 2011       piero.devita       Cultura    0 Commenti
PREMIO NAZIONALE " FELSEN" AL TESTO PEPE' el  BASTARDO

 

PREMIO FERSEN - MILANO-SPOLETO

PER LA PROMOZIONE E DIFFUSIONE DELLA DRAMMATURGIA CONTEMPORANEA ITALIANA  

 

“ PREMIO FERSEN “- sezione Monologo - VII Edizione -  

 

* * *

Da: Editoria & Spettacolo

A: Compagnia Divano Occidentale Orientale-ROMA


Oggetto: info premio fersen.

Questa la lettera di comunicazione dell’ottimo risultato raggiunto.

     Gentile Giuseppe L. Bonifati,
la presente per comunicare la decisione della Commissione preposta al giudizio dei testi pervenuti nell'ambito de Il Premio Fersen -VII Edizione, di premiare il testo Pepè el bastardo impaziente e innamorato.

Il testo teatrale,  messo in scena dalla Compagnia Divano Occidentale Orientale di ROMA, ha vinto il 1° Premio per la sezione “ Monologo”.

 

Cordialmente.
                                Editoria & Spettacolo 
                           via della Ponzianina 65 – 06049 Spoleto (PG) 

 

 

_______________________
La cerimonia di premiazione si è tenuta giorno 30 maggio 2011, lunedì, in occasione del Convegno "Alessandro Fersen, Maestro di Teatro", presso il Teatro Libero, via Savona 10 - Milano, dalle ore 16:00 alle 18:30.
Inviata  in formato word una breve nota biografica degli
autori Giuseppe L.Bonifati, Piero De Vita, Salvatore Zinna , per l'inserimento nella pubblicazione Il Premio Fersen VI-VII edizione.



* * *

MOTIVAZIONI DEL 1° PREMIO ASSEGNATO A: PEPE’ IL BASTARDO 

                                    di Bonifati, De Vita, Zinna

 « In questo riuscito monologo, gli autori mettono in scena la triste storia dell’amore non corrisposto del protagonista, Pepè Senza Nome, con la sua Catalina, che lo rifiuta preferendogli un ‘grasso’ rivale (Franco il Gordo) e finendo poi per esserne ucciso. Sostenuto da un sottotesto che si identifica nel sentimento dell’esilio, tipico dell’emigrante, il lavoro si sviluppa con buon ritmo narrativo e mescola abilmente il linguaggio ‘bastardo’ del protagonista a brani musicali scelti ad hoc. E dunque un’opera dal retrogusto dolce-amaro, molto gradevole e di sicuro impatto sul pubblico».

 

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© BIOGRAFIA DI ALESSANDRO FERSEN

Nato da una famiglia di religione israelita a Łódź, città appartenente attualmente alla Polonia ma nel 1911 facente parte dell'Impero russo, Alessandro Fersen si stabilì a Genova, con i suoi familiari nel 1913.

Allievo di Giuseppe Rensi, nel 1934 si laureò in filosofia all'università di Genova con una tesi pubblicata poi col titolo "L'universo come gioco". A causa delle leggi razziali del 1938 si recò a Parigi e poi nell'Europa orientale. Ritornato in Italia, partecipò alla Resistenza in Liguria nel 1943, prima di riparare in Svizzera, dove conobbe Emanuele Luzzati e Giorgio Colli.

Rientrato in Italia alla fine della seconda guerra mondiale, dopo un periodo in cui si dedicò all'attività politica (segretaria del CLN per Genova e la Liguria) e al giornalismo (collaboratore de "Il Lavoro" e del "Corriere del Popolo"), nel 1947 esordì come regista teatrale con lo spettacolo "Lea Lebowitz", un testo che egli stesso aveva tratto da una leggenda chassidica; iniziò con questo spettacolo il sodalizio artistico, che durerà decenni, con lo scenografo Emanuele Luzzati.

Nel 1968, con Luzzati, Fersen fonderà il "Teatro Ebraico", mettendo in scena opere da lui scritte quali "Golem (1969), ispirata al folklore yiddish, o "Leviathan" (1974), basata sulle tecniche del mnemodramma.

Fersen non si interessò soltanto al folklore ebraico. Dal 1947 lavorò per più di dieci anni per il Teatro Stabile di Genova. Curò le regie di opere di Shakespeare, Molière, Anouilh, ecc. o di suoi testi. Successivamente iniziò la sua attività di insegnante di recitazione a Roma con la scuola per attori "Studio di arti sceniche" ispirata al metodo di Stanislavskij (1957).

Fu inoltre autore di saggi critici e teorici, volti a un teatro interdisciplinare, sulla rivista Sipario e nell'opera "Il teatro dopo". Come attore fu attivo, oltre che in teatro, anche in televisione e nel cinema.

[ Saluti affettuosi a tutti, Prof. Piero De Vita ]

 

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