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  02 marzo , 2008       piero.devita       Attualità, La nostra storia    0 Commenti
E' MORTO IL PROF. GIOVANNI LAVIOLA
 

GIOVANNI LAVIOLA E' MORTO

Il mondo della cultura calabrese saluta, con rinnovato rispetto, il Prof. Giovanni Laviola.

Al grande studioso intendiamo tributare onore e merito per l'impegno, l'opera, il contributo alla crescita umana
e culturale delle nostre popolazioni; opera che ha caratterizzato la sua vita e la sua prestigiosa attività di storico,
intellettuale, saggista, educatore.
E' morto presso l'Ospedale di Corigliano Calabro, dove era ricoverato da più giorni.

I funerali si sono tenuti a Trebisacce (CS), giorno 28 febbraio 2008, nella Chiesa Cuore Immacolato della B.V.M.
officiati da Don Pierino De Salvo, Don Gaetano Santagada, Mons. Morano Francesco.

Grande e commossa partecipazione popolare.
Hanno ricordato l'Illustre Figura: Antonio Miniaci, Piero De Vita e il sindaco di Trebisacce Mariano Bianchi.
Resterà con noi, per sempre!!!...Trebisaccesi, calabresi, amici, studiosi,

fratelli e sorelle delle comunità italo-albanesi
ne sapranno custodire l'opera e la memoria.

Al figlio, Dott. Donato Laviola e a tutti i Familiari, giungano le condoglianze della Redazione di "trebisacce.info".

 


FIGURA ILLUSTRE: LO STORICO GIOVANNI LAVIOLA

di Piero DE VITA
 

Storico e letterato.
Prestigiosa figura di intellettuale e punto di riferimento della cultura calabrese e di intere generazioni di studiosi.
Unanime il giudizio positivo sul valore e la qualità delle sue opere.

Nel ruolo di Preside ha fondato e diretto in maniera ineguagliabile la Scuola Media di Trebisacce ed è stato educatore esemplare
per gli studenti, i docenti e la comunità, in anni difficili per il nostro comprensorio e per le nostre genti.
Forte in lui il senso del dovere e della responsabilità istituzionale. Ha interpretato, in prospettiva,
i nuovi bisogni di scolarizzazione e le nuove frontiere dell’istruzione.
Ogni famiglia, ogni classe sociale ha beneficiato della sua azione educativa.
In virtù dei nuovi scenari e della centralità del nostro territorio, ha sempre indicato ai vari amministratori del tempo,
le azioni necessarie per migliorare il sistema scolastico e per dotare Trebisacce e l’Alto Jonio di nuove scuole.

Ha trasmesso a tanti giovani l’amore per la scuola, per la cultura e per lo studio dei classici.

La sua casa-biblioteca è stata continuamente meta di studenti, scrittori e ricercatori;
è stato il luogo d’accesso a fonti e documenti d’archivio, testi di storia e di letteratura,
scritti sulla Calabria e sulla cultura arbëreshё e le minoranze linguistiche. 

Intensa e feconda la sua attività di scrittore e di storico.
Severo nel metodo di indagine storica e negli approfondimenti,
nel lavoro di elaborazione dei dati e nella sistemazione dei risultati, così come esige la disciplina.
Per tutti resterà un modello da seguire.

Dal 1969 costante è stata la produzione editoriale.
Ha pubblicato testi su Pietro Camodeca dé Coronei, Fernando Cassiani, Antonio Argondizza, D. Casciaro,
Vincenzo Dorsa, sui legami di Luigi Settembrini con la Calabria e la Basilicata,
su Gennaro Placco e Settembrini, su Giosué Di Leo e Don Paolo Nociti.

Ha approfondito aspetti storico-sociali come il Processo ai liberali di Amendolara nel 1848,
la rivolta di Oriolo al tempo di Masaniello, i sodalizi democratici di Amendolara all’inizio del secolo,
Roseto nel 1848 e il processo a Francesco Stigliano.

Trebisacce deve molto a Laviola.
Il nostro storico, in lunghi anni di ricerche e di studio, ha riservato i suoi maggiori sforzi alla ricostruzione della storia del paese.
Una tappa e un passaggio importante per la vita di questo popolo, carente da sempre, di un testo,
di una monografia che tracciasse il proprio profilo storico.
Laviola colma un vuoto, in primo luogo con il testo Trebisacce 1770-1870.
In appendice: Catasto e rivele del 1745 (Tip. Jonica, Trebisacce, 1978)
e successivamente con la monumentale e ineguagliabile opera TREBISACCE.STORIA-CRONACA-CULTURA
(Galasso Editore, Trebisacce 1992).
E per questo dono, questa gemma, questo testamento, l’intera comunità esprime gratitudine e sarà per sempre riconoscente.

Negli ultimi tempi Laviola ha lavorato intensamente ad un’altra sua opera-testamento-monumento.

Si tratta del grande  DIZIONARIO BIOBLIOGRAFICO DEGLI ITALO-ALBANESI, pubblicato nel 2006 per i tipi di Brenner-Cosenza.

Questo discendente di “Skanderberg” è stato e resterà una Guida per tutti gli uomini di cultura.

Per sottolineare la figura del nostro amato cittadino illustre,
riportiamo uno stralcio del brano di Antonio Raimondi Il vecchio preside e il dottore...

«… Sempre sprofondato tra le sue “ sudate carte ”, professore di letteratura vive in meditazione nella sua traboccante biblioteca.
La maggior parte di noi, lancia ai propri libri occhi di diffidenza, lui con i suoi ci parla anche a tarda notte.
Appartiene ad una classe d’età che ha alle spalle una storia di ideali e sacrifici.
Uomini, che hanno creduto alla purità e all’onestà, cultori del valore della verità,
della morale e della coscienza professionale ».
Significativo un pensiero di Giuseppe Selvaggi su Laviola che lo definisce:
un combattente della cultura nella difficile trincea meridionale,
al quale dobbiamo essere grati tutti quelli che qui torniamo a risentirci culturalmente (cioè moralmente) vivi”.

Pensiero che il popolo di Trebisacce e la comunità culturale calabrese accolgono e condividono pienamente.

Grazie, Grande Anima!!! (P.D.V.)

 



GIOVANNI LAVIOLA - Bio-bibliografia ( PDV)

 

Nato a Spezzano Albanese (CS), il 3 settembre 1915 da Donato e Carolina Mortati e residente a Trebisacce.

Laurea con l tesi su : Gli italo-albanesi della provincia di Cosenza nel Risorgimento.

Scrittore. Storico. Saggista. Punto di riferimento culturale.

Ha fondato e guidato, per molti anni, la Scuola Media di Trebisacce.

Prestigioso Docente e Preside.

 
OPERE:

- Pietro Camodeca de’ Coronei, Fabozzi, Roma, 1962.

- Fernando Cassiani nel pensiero e nell’azione, AGIS, Bari, 1970.

- Gli Ulivi di Marzocco, C.E.S.M., Roma, 1972.

Il viaggio di D. Casciaro o il socialismo svelato di Antonio Argonidizza, da “Risveglio”, XI, n. 1,2,3, 1974

- Società, comitati e congressi italo-albanesi dal 1895 al 1904, Pellegrini,Cosenza, 1974.

- Le Lettere Romane di Vincenzo Dorsa, da “Studi Meridionali”, n.2, 1974

- Il processo ai liberali di Amendolara. La reazione borbonica dopo il 1848, C.E.S.M., Roma, 1976.

- La rivolta di Oriolo al tempo di Masaniello nella descrizione di un contemporaneo, da “ Studi Meridionali”, 1977

- Trebisacce 1770-1870. In appendice: Catasto e rivele del 1745, Tipografia Jonica, Trebisacce, 1978.

- I sodalizi democratici di Amendolara all’inizio del secolo, da “Il Tiraccio”, Trebisacce, 1979.

- Legami di Luigi Settembrini con la Calabria e la Basilicata, Frama Sud, Chiaravalle, 1981.

- Gennaro Placco. Fiore della prigionia di Luigi Settembrini, Pacini Fazzi, Lucca, 1985.

- Roseto nel 1848 e il processo a Francesco Stigliano, Tipografia Jonica, Trebisacce, 1989.

- Giosuè Di Leo, un esule poeta dell’Alto Jonio, Tipografia Jonica, Trebisacce, 1990.

- Don Paolo Nociti ed i suoi scritti inediti, Trimograf, Spezzano Albanese, 1990.

- Il Dramma di una vita: Giuseppe Angelo Nociti. L’uomo e lo scrittore, Trimograf, Spezzano Albanese, 1991.

-TREBISACCE. STORIA, CRONACA, CULTURA, Galasso, Trebisacce, 1992.

- DIZIONARIO BIOBLIOGRAFICO DEGLI ITALO-ALBANESI, Edizioni Brenner, Cosenza, 2006

 

Ha curato

- Le cronache di Vincenzo Maria Cucci (1805-1821), TNT, Grafica, Spezzano Albanese, 2000

- La Massoneria di Antonio Argondizza, TNT Grafica, Spezzano Albanese, 2000.

 

 


IL NOSTRO SITO PUBBLICHERA' TESTIMONIANZE SULLE VITA E RECENSIONI SULL'OPERA DI LAVIOLA.

INVITIAMO TUTTI GLI AMICI A COLLABORARE E AD INVIARE MATERIALE ALLA REDAZIONE
O ALLA E-MAIL:
[email protected]

 


Giovanni  Laviola: un intellettuale dell’alto Jonio
 
 

di Giuseppe Trebisacce

 

 

Come in un presentimento, da più giorni il pensiero, nonostante facessi di tutto per allontanarlo, mi tornava di frequente a quel che avrei detto del “mio” Preside il giorno in cui… Quel giorno purtroppo è arrivato inesorabile e crudele. Giovanni Laviola, il Preside per antonomasia, se n’è andato a 92 anni, in punta di piedi, senza clamore, com’era nel suo stile.

Uomo discreto, riservato, essenziale, di forte tempra caratteriale, propria dell’etnia arbereshe, e di solida cultura umanistica, Giovanni Laviola è stato per tantissimi anni Preside della Scuola media di Trebisacce, che più di 50 anni or sono egli ha contribuito a rendere autonoma, facendola diventare un centro di studi molto rinomato dell’Alto Jonio cosentino dal quale sono passate intere generazioni di allievi provenienti da tutto il comprensorio e dai paesi costieri della finitima provincia di Matera. 

Chi ha frequentato quella scuola non può aver dimenticato la figura solenne del Preside Laviola che, quando meno te l’aspettavi, irrompeva nella classe e assisteva alle spiegazioni del Professore o che, piazzandosi ogni giorno al portone d’ingresso della scuola, vigilava con sguardo severo le operazioni di entrata e di uscita degli allievi. Così come non può non esprimergli riconoscenza e gratitudine chi ha potuto beneficiare del suo alto magistero educativo, esercitato in tanti anni di operosità didattica in diverse scuole della nostra provincia in tempi di notevoli difficoltà ma anche di grandi slanci ideali, come furono gli anni della guerra e della ricostruzione nazionale.

Ma oltre all’uomo e all’educatore, ci piace qui ricordare lo studioso appassionato di cultura e storia locale che si fa apprezzare per il rigore scientifico delle sue ricerche su personaggi e avvenimenti dell’Alto Jonio, i cui esiti sono altrettanti contributi alla conoscenza di aspetti poco indagati dell’antropologia e della storia di questo tormentato lembo di Calabria. Nella sua raccolta di novelle, dal titolo Gli ulivi di Marzucco del 1972, sono ben visibili luoghi, personaggi e trame narrative che riflettono la vita delle nostre comunità di qualche decennio addietro. Il contadino morbosamente attaccato alla terra (la roba), l’emigrante che va in America con la speranza di far fortuna e di veder migliorata la posizione dei figli… sono personaggi che esprimono situazioni, mentalità e ideologie assai frequenti delle nostre parti.

E a questo mondo il Preside Laviola rimane legato anche nella sua produzione storica. Le monografie su Pietro Camodeca dei Coronei (1969), Ferdinando Cassiani (1971) e Gennaro Placco (1985), tre personaggi di rilievo del mondo arbresh, non sono semplici ricostruzioni delle loro biografie, realizzate con intenti meramente agiografici ed edificatori come nei canoni della storiografia tradizionale, ma sono documenti rappresentativi di un’epoca e della vita reale di un’intera comunità. Leggendo quelle pagine si respira la storia del movimento culturale, politico e religioso degli italo-albanesi; si coglie il ruolo svolto da alcune istituzioni scolastiche ed educative come il collegio “Sant’Adriano” di San Demetrio Corone o quello “Garopoli” di Corigliano Calabro, dove quei personaggi compirono gran parte della loro formazione giovanile; si chiarisce la portata che avvenimenti come quelli rivoluzionari del 1848 o quelli “normalizzatori” successivi al compimento dell’unità nazionale ebbero nelle nostre comunità e, al loro interno, tra i diversi ceti sociali. 

Le altre tematiche studiate dal Preside Laviola sono altrettanti capitoli di storia locale. Il processo ad alcuni liberali di Amendolara (1976) e ad un liberale di Roseto (1989), un secolo di storia trebisaccese ricostruita sui registri parrocchiali (1978), seguito poi da una monografia organica su Trebisacce dalle origini agli inizi del Novecento (1992), l’attivazione di società e di comitati da parte della comunità arbreshe per la difesa della propria specificità etnico-culturale (1974), la costituzione di sodalizi democratici ad Amendolara agli inizi del Novecento (1979)… sono tutte pubblicazioni che mettono in evidenza lo spaccato sociale, economico e culturale di comunità, viste nei loro problemi esistenziali, nelle loro aspirazioni e nei loro pregiudizi tipicamente paesani. Il processo ai liberali di Amendolara, ad esempio, non è solo la cronaca di un fatto giudiziario, ma è la storia sociale di una comunità, costituita da una media borghesia della terra e delle professioni, tra l’altro attraversata da grosse divisioni al suo interno, e da un popolo in gran parte ignorante e in tutto dipendente da un clero regolare e secolare, in genere incolto e di dubbia moralità, che faceva tutt’uno con quella borghesia redditiera e parassitaria. Così come il dizionario dei personaggi italo-albanesi, l’ultima sua fatica (2006) che lo ha seriamente impegnato (e preoccupato) per diversi decenni, non è un’arida elencazione di date, di nomi e di opere, ma la storia viva e pulsante di un popolo generoso e intelligente.

E’ un modo di “fare” storia, quello del Preside Laviola, che trae forza e vitalità dagli indirizzi più avanzati della storiografia contemporanea, soprattutto di quella “annalistica”. Sono stati infatti i teorici della “nuova storia”, quelli raccolti attorno alla rivista francese delle “Annales”, a  dare una notevole spinta alla riproblematizzazione e alla ridefinizione dei quadri della storia, del suo campo di ricerca, delle sue metodologie e delle sue fonti, operando una vera e propria “rivoluzione storiografica”. Di queste indicazioni Laviola ha fatto indubbiamente tesoro nell’organizzare le sue ricerche, compulsando pazientemente le carte contenute negli Archivi pubblici e in quelli privati, cui solitamente l’accesso è precluso da una forma innata di ritrosia dei familiari dei personaggi storici studiati.

E’ un modo di “fare” storia che va continuato e incoraggiato. La “lezione” di Laviola non può essere interrotta o, peggio, risolversi nel nulla. Intanto, nell’ora estrema della sua dipartita, quale antico suo allievo ritengo doveroso rendere omaggio all’operosità scientifica, intellettuale e morale di questo grande figlio dell’Alto Jonio e coltivare la speranza che altri sappiano raccogliere il testimone e tener alto il nome di questo lembo di Calabria e delle genti che lo popolano.

 

 

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 DIZIONARIO: PRESENTIAMO ALCUNI INTERVENTI  SULL'OPERA.

 

Nella collana “Biblioteca degli Albanesi d’Italia” è stato pubblicato un prezioso volume sulle personalità arbëreshe che si sono distinte in qualche disciplina culturale: letteraria, storiografica, scientifica, musicale, folcloristica, religiosa e militare (Giovanni Laviola, Dizionario bibliografico degli Italo-Albanesi, Edizioni Brenner, Cosenza 2006, pp. 308, €.38).

E’ il frutto di una trentina di anni di silenziosa raccolta dei dati, servendosi di libri, riviste, segnalazioni bibliografiche precedenti parziali, di contatti e consultazioni personali. Ne è autore il prof. Giovanni Laviola, scrupoloso e rigoroso ricercatore di storia, autore di molte pubblicazioni riguardanti fenomeni e avvenimenti calabresi e italo-albanesi.

Il dizionario è il segno della stima, che egli testimonia per i posteri, per tutti coloro che hanno contribuito alla salvaguardia e alla promozione della Comunità albanese in Italia dall’Abruzzo alla Sicilia. Di ogni persona segnalata vengono presentati dati biografici essenziali, la sua opera, in particolare i dati bibliografici, tanto su quanto ha prodotto quanto altri hanno scritto e sui giudizi relativi.

Ogni italo-albanese deve essere grato all’autore per una sintesi così documentata dell’avventura culturale arbëreshe (Besa/Roma).

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  “Dizionario biobibliografico degli italo-albanesi” di Giovanni Laviola  

               PRESENTAZIONE DEL PROF. ITALO COSTANTE FORTINO  
 

1. A Roma, presso il Circolo "BESA" (Via dei Greci 46) il 25 novembre 2006, in occasione della Festa Nazionale d'Albania, è stato presentato il volume, fresco di stampa, dal titolo "Dizionario biobibliografico degli italo-albanesi" di Giovanni Laviola.

Il volume è inserito nella Collana "Biblioteca degli Albanesi d'Italia", delle Edizioni Brenner (Cosenza), e raccoglie 762 biografie, seguite dalle relative bibliografie, di personaggi arbëreshë che si sono distinti per l'apporto dato alla vita politica, alla storia, alla letteratura, all'arte, alle scienze mediche, matematiche, fisiche e naturali, alla musica, alle scienze religiose, all'attività militare e sportiva ecc.

2. La presentazione è stata affidata al Prof. Pietro De Leo, ordinario di Storia medievale nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università della Calabria, oltre che professore di Paleografia latina, Didattica della storia, e Storia della città e del territorio. Il De Leo è Presidente dell'Istituto Internazionale di Epistemologia "La Magna Grecia", Direttore del Comitato Scientifico del Centro di Studi su Cassiodoro e il Medioevo, ed è stato insignito della medaglia d'oro ai benemeriti della scuola dell'arte e della cultura dal Presidente della Repubblica Ciampi.

Studioso scrupoloso, sempre alla ricerca di documentazione trascurata, nascosta e inedita, con una metodologia rigorosa che si basa sulle fonti primarie per verificare, eventualmente correggere e reinterpretare, con nuova luce, le scritture. Notevole il suo contributo sia alla storia del Mezzogiorno d'Italia che degli italo-albanesi. Per questi ultimi, per brevità, ricordiamo solo i seguenti contributi:

"Insediamenti albanesi in Calabria - L'esempio di S. Sofia d'Epiro" (in "Mezzogiorno medievale - Istituzioni, società, mentalità", Rubbettino, Soneria Mannelli, 1984); "Mobilità etnica tra le sponde dell'Adriatico in età medievale - I primi insediamenti albanesi in Calabria" (in "Gli Albanesi in Calabria - Secoli XV - XVIII", a cura di C. Rotelli, Orizzonti Meridionali, Cosenza, 1988); "Le immigrazioni dal tardo medioevo all'età moderna" (in "Minoranze etniche in Calabria e Basilicata", a cura di P. De Leo, Di Mauro Editore, Cava Dei Tirreni, 1988).

3. Autore del "Dizionario biobibliografico degli italo-albanesi" è il Preside Giovanni Laviola (nato a Spezzano Albanese nel 1915), noto letterato e studioso di pregiate opere di carattere storico. Tra le opere creative va citata la raccolta di racconti "Gli ulivi di Marzucco" (Roma 1972) che rappresenta uno spaccato sulla civiltà contadina della seconda metà del XX secolo, in cui emergono i problemi relativi alla proprietà terriera, alla massiccia emigrazione e al miglioramento delle condizioni sociali della famiglia. Al di là del valore letterario, questi racconti contengono ricchi spunti per un'analisi antropologica, sociologica e psicologica.

Come studioso, il Laviola ha privilegiato gli aspetti storici della presenza degli italo-albanesi nell'Italia meridionale, accanto all'analisi di problematiche storiche relative all'area dell'Alto Ionio.

Degli italo-albanesi il Laviola ha seguito i percorsi più importanti: da "Le comunità albanesi dall'età moderna ai nostri giorni" (in "Minoranze etniche in Calabria e Basilicata", 1988) al "Collegio italo-albanese di San Demetrio Corone" (in "Studi meridionali", 1978); da "Società, Comitati e Congressi italo-albanesi dal 1895 al 1904" (Cosenza 1974) a "Pietro Camodeca dei Coronei" (Aversa 1969); da "Ferdinando Cassiani nel pensiero e nell'azione" (Bari 1971) a "Gennaro Placco, fiore della prigionia di Settembrini" (Lucca 1985). In queste, come nelle altre opere, il Laviola ha percorso una pista preziosa: la ricerca dell'inedito e del raro, presso archivi pubblici e privati. Ciò gli ha permesso di consigliare, con l'esempio, ai più giovani studiosi di non limitarsi a riportare quanto già scritto da altri, in altri termini di evitare quel fastidioso "travaso di bottiglie" che non contiene nessun apporto alla ricostruzione storica. Indica, invece, come strada maestra, che porta a risultati positivi e apprezzabili, quella più faticosa, fatta di una metodologia rigorosa, che si basa sulla ricerca paziente e continua di documenti primari, che vanno poi letti con acribia e ampiezza di vedute. Sotto questa luce trovano interesse anche quelle microstorie circoscritte nello spazio, ma significative in sé perché trovano collocazione nel quadro generale dello sviluppo storico. Assume pertanto un significato e un ruolo di più ampia portata tanto "Il processo ai liberali di Amendolara - La reazione borbonica dopo il 1848" (Roma 1976) quanto "Trebisacce - Storia, cronaca, cultura" (Trebisacce 1992). Si tratta di pezzi importanti di storia della Calabria che, visti sotto il profilo storiografico e socio-antropologico, concorrono a tracciare certamente le coordinate storiche, ma anche a individuare ben definiti tratti identitari.

4. Il "Dizionario biobibliografico degli italo-albanesi" rappresenta il risultato di più decenni di ricerche scrupolose, continue e attente, che prendono in considerazione tanto la ricostruzione della biografia dei singoli personaggi che si susseguono, quanto la bibliografia, ossia le opere che sono state scritte sugli stessi personaggi.

Il Prof. Pietro De Leo, nella sua presentazione, ha messo in evidenza la complessità dell'opera, l'impegno dell'Autore nel ricostruire le 762 biografie e nel rintracciare sufficienti elementi bibliografici, consultando monografie, riviste e giornali rari e meno rari, enciclopedie, repertori vari, ed inseguendo anche il canale diretto di contatti e consultazioni personali. Soprattutto per le culture minoritarie, spesso non toccate dagli interessi di ricerca e dai movimenti di studi di più ampia portata, i periodici, le riviste e i giornalini, anche di breve durata, custodiscono preziose informazioni che vagliate diligentemente possono condurre a fonti più esaustive. Scorrono nella bibliografia del ""Dizionario" citazioni di periodici della cultura meridionale: "Il Calabrese", "Rivista italica", "L'Avanguardia", "Brutium", "Cronaca di Calabria", "Calabria letteraria", "Rassegna calabrese", "Studi meridionali", "Rivista sicula", "Coscienza storica", "Roma e l'Oriente", "Giornale delle Due Sicilie", "Omnibus", "Oriente Cristiano", "Tribuna Sud".

Inoltre un supporto altrettanto importante sono stati per il "Dizionario" i periodici degli italo-albanesi: dal "Fiamuri Arbërit" alla "Nazione Albanese", da "La Nuova Albania" a "Illi i Arbreshvet", e poi a "Shêjzat", a "Risveglio-Zgjimi", a "Rinascita Sud", al "Bollettino di Grottaferrata", a "Katundi ynë", a "Rassegna di studi albanesi", a "Zëri i Arbëreshvet", a "Zjarri", a "Lidhja", a "Calabria Turismo".

Il relatore ha evidenziato alcuni aspetti particolari della composizione del "Dizionario", da quelli statistici relativi alla distribuzione dei personaggi per secoli, a quelli relativi alla percentuale di presenza femminile, scorrendo nomi e individuando dati che connotano il lavoro del Laviola.

Il "Dizionario", per i tracciati storici, culturali, religiosi che contiene, può essere visto anche come un valido strumento di collegamento che unisce la realtà italo-albanese con quella albanese d'Oltre Adriatico.

Il territorio delineato, che si deduce dall'appartenenza dei singoli personaggi, è quello dell'Italia meridionale interessato agli stanziamenti albanesi storici, compreso in sette regioni: Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia. Alla perizia dell'Autore e alla ricerca accurata è dovuta l'individuazione dell'identità dei singoli personaggi e la loro riconduzione all'origine albanese, foss'anche attraverso un solo ramo di discendenza.

Per quanto concerne la dimensione temporale, l'Autore non ha posto alcun limite, pertanto essa copre l'arco di quattro secoli: dalla data di nascita del primo personaggio, Luca Matranga di Piana degli Albanesi, 1569, alla più giovane artista, Serena Mafia, nata nel 1979 in un paese non albanese, ma da madre albanese.

Il Laviola ha voluto inserire nel volume sia i grandi protagonisti della storia e della cultura italo-albanese - e quindi ecco i Rodotà e i Guzzetta, i De Rada e i Dara, i Santori e gli Schirò, i Serembe e i Camarda - che i personaggi di rilevanza meno spiccata, coloro, cioè, che hanno dato, e alcuni continuano a dare, un qualche contributo alla composizione del quadro storico culturale: i Becci e i Castellano, gli Agostino e i Cerrigone, i Finistauri e i Forte, i Gerbino e i Muricchio. Questo criterio permette di mettere insieme tutte le tessere che compongono il mosaico della cultura italo-albanese.

I personaggi con i loro tracciati culturali e bibliografici presentano aspetti che concorrono a caratterizzare le stesse epoche in cui sono vissuti.

Da un'attenta analisi, infatti, si possono individuare, attraverso la lettura del "Dizionario", le fasi più importanti dell'evolversi della cultura albanese in Italia:

L'Autore del "Dizionario biobibliografico degli italo-albanesi", già nel momento in cui annunzia la sua uscita dalle stampe, avverte che è stata avviata la raccolta del materiale per la seconda edizione, sia per colmare inevitabili lacune, fisiologiche in opere del genere, sia per completare le schede biografiche e le relative bibliografie, e dunque per seguire quel processo di sviluppo della cultura italo-albanese che si presenta interessante e con risvolti spesso originali e imprevedibili.

Articolo tratto da “ Jemi”, il portale per gli Arbëreshë

 
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 Presentiamo ora altri articoli sul Dizionario tratti dal sito web “Arbitalia”

 

 
PRESENTATO A ROMA IL VOLUME “DIZIONARIO BIBLIOGRAFICO DEGLI ITALO-ALBANESI”

                                     di Adriano Mazziotti  

 

Presentato a Roma, presso il Circolo “Besa” in occasione della Festa nazionale d’Albania, il volume fresco di stampa dal titolo “Dizionario biobibliografico degli italo-albanesi”. Autore del libro è il preside in pensione Giovanni La Viola, arberesh di Spezzano Albanese, noto letterato e studioso di pregiate opere di carattere storico.

Il volume è inserito nella Collana “Biblioteca degli Albanesi d’Italia” delle Edizioni Brenner e raccoglie ben 762 biografie, seguite dalle relative bibliografie di personaggi arbëreshë che si sono distinti per l’apporto dato alla vita politica, alla storia, alla letteratura, all’arte, alle scienze mediche, matematiche, fisiche e naturali, alla musica, alle scienze religiose, all’attività militare e sportiva ecc.

Il “Dizionario biobibliografico degli italo-albanesi” rappresenta il risultato di decenni di ricerche scrupolose, continue e attente, che prendono in considerazione tanto la ricostruzione della biografia dei singoli personaggi che si susseguono, quanto la bibliografia, ossia le opere che sono state scritte sugli stessi personaggi.

Da un’attenta analisi si possono individuare, attraverso la lettura del “Dizionario”, le fasi più importanti dell’evolversi della cultura albanese in Italia:

L’Autore del “Dizionario”, già nel momento in cui ha annunziato la sua uscita dalle stampe, avverte che è stata avviata la raccolta del materiale per la seconda edizione; sia per colmare inevitabili lacune, fisiologiche in opere del genere, sia per completare le schede biografiche e le relative bibliografie, e dunque per seguire quel processo di sviluppo della cultura italo-albanese che si presenta interessante e con risvolti spesso originali e imprevedibili.

 
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PRESENTATO A SPEZZANO ALBANESE IL DIZIONARIO BIOBIBLIOGRAFICO DEGLI ITALO-ALBANESI

 

Presentato nella sala conferenze della biblioteca “Nociti”, il volume “Dizionario biobibliografico degli italo-albanesi”.

Autore del libro è il preside in pensione Giovanni La Viola, arberesh di Spezzano Albanese, autore di opere di notevole spessore storico sulla minoranza linguistica italo-albanese.

L’incontro è stato presieduto da Giuseppe De Rosis, presidente dell’Unione culturale albanese, il sodalizio che ha ospitato nei suoi locali la manifestazione culturale; a seguire i saluti dell'amministrazione comunale e le relazioni del prof. Pietro De Leo, ordinario di storia medioevale all’Unical e del prof. Italo Costante Fortino, docente di lingua e letteratura albanese all’Orientale di Napoli.

Il volume, inserito nella Collana “Biblioteca degli Albanesi d’Italia” delle Edizioni Brenner, raccoglie ben 762 biografie, seguite dalle relative bibliografie di personaggi arbëreshë che si sono distinti per l’apporto dato alla vita politica, alla storia, alla letteratura, all’arte, alle scienze mediche, matematiche, fisiche e naturali, alla musica, alle scienze religiose, all’attività militare e sportiva ecc.

Il “Dizionario biobibliografico degli italo-albanesi” rappresenta il risultato di decenni di ricerche scrupolose, continue e attente, che prendono in considerazione tanto la ricostruzione della biografia dei singoli personaggi che si susseguono, quanto la bibliografia, ossia le opere che sono state scritte sugli stessi personaggi.

 
Adriano Mazziotti
 
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Presentazione del “dizionario biobibliografico degli italo-albanesi” di Giovanni  Laviola

A Roma, presso il Circolo “BESA” (Via dei Greci 46) il 25 novembre 2006, in occasione della Festa Nazionale d’Albania, è stato presentato il volume, fresco di stampa, dal titolo “Dizionario biobibliografico degli italo-albanesi” di Giovanni Laviola.

Il volume è inserito nella Collana “Biblioteca degli Albanesi d’Italia”, delle Edizioni Brenner (Cosenza), e raccoglie 762 biografie, seguite dalle relative bibliografie, di personaggi arbëreshë che si sono distinti per l’apporto dato alla vita politica, alla storia, alla letteratura, all’arte, alle scienze mediche, matematiche, fisiche e naturali, alla musica, alle scienze religiose, all’attività militare e sportiva ecc.

La presentazione è stata affidata al Prof. Pietro De Leo, ordinario di Storia medievale nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università della Calabria

Autore del “Dizionario biobibliografico degli italo-albanesi” è il Preside Giovanni Laviola (nato a Spezzano Albanese nel 1915), noto letterato e studioso di pregiate opere di carattere storico.

Il Dizionario rappresenta il risultato di più decenni di ricerche scrupolose, continue e attente, che prendono in considerazione tanto la ricostruzione della biografia dei singoli personaggi che si susseguono, quanto la bibliografia, ossia le opere che sono state scritte sugli stessi personaggi.

Il Prof. Pietro De Leo, nella sua presentazione, ha messo in evidenza la complessità dell’opera, l’impegno dell’Autore nel ricostruire le 762 biografie e nel rintracciare sufficienti elementi bibliografici, consultando monografie, riviste e giornali rari e meno rari, enciclopedie, repertori vari, ed inseguendo anche il canale diretto di contatti e consultazioni personali.

Scorrono nella bibliografia del “”Dizionario” citazioni di periodici della cultura meridionale. Inoltre un supporto altrettanto importante sono stati per l’autore dell’ opera i periodici degli italo-albanesi.

Il relatore ha evidenziato alcuni aspetti particolari della composizione del “Dizionario”, da quelli statistici relativi alla distribuzione dei personaggi per secoli, a quelli relativi alla percentuale di presenza femminile, scorrendo nomi e individuando dati che connotano il lavoro del Laviola.

Il “Dizionario”, per i tracciati storici, culturali, religiosi che contiene, può essere visto anche come un valido strumento di collegamento che unisce la realtà italo-albanese con quella albanese d’Oltre Adriatico.

Il territorio delineato, che si deduce dall’appartenenza dei singoli personaggi, è quello dell’Italia meridionale interessato agli stanziamenti albanesi storici, compreso in sette regioni: Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia. Alla perizia dell’Autore e alla ricerca accurata è dovuta l’individuazione dell’identità dei singoli personaggi e la loro riconduzione all’origine albanese, anche attraverso un solo ramo di discendenza.

Per quanto concerne la dimensione temporale, l’Autore non ha posto alcun limite, pertanto essa copre l’arco di quattro secoli: dalla data di nascita del primo personaggio, Luca Matranga di Piana degli Albanesi, 1569, alla più giovane artista, Serena Mafia, nata nel 1979 in un paese non albanese, ma da madre albanese.

Il Laviola ha voluto inserire nel volume sia i grandi protagonisti della storia e della cultura italo-albanese sia i personaggi di rilevanza meno spiccata, coloro, cioè, che hanno dato, e alcuni continuano a dare, un qualche contributo alla composizione del quadro storico culturale.

Questo criterio permette di mettere insieme tutte le tessere che compongono il mosaico della cultura italo-albanese.

I personaggi con i loro tracciati culturali e bibliografici presentano aspetti che concorrono a caratterizzare le stesse epoche in cui sono vissuti.

Da un’attenta analisi, infatti, si possono individuare, attraverso la lettura del “Dizionario”, le fasi più importanti dell’evolversi della cultura albanese in Italia.

 
Gennaro De Cicco

 

 

 

 

 

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