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  23 settembre , 2010       piero.devita       Attualità    0 Commenti

 

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TREBISACCE E CARIATI:  MANIFESTAZIONE A DIFESA DELL'OSPEDALE
TUTTI IN PIAZZA
A TREBISACCE   PROSEGUE L'OCCUPAZIONE DELLA STATALE 106 JONICA
 24/09/2010 - Senza tregua la protesta dei cittadini della Sibaritide a difesa degli ospedali. I manifestanti hanno trascorso la notte nelle tende e da ieri bloccano la strada statale 106 a Trebisacce, per protestare contro i provvedimenti contenuti nel Piano di rientro dal deficit della sanità.
Da ieri mattina il blocco dell’arteria sta andando avanti e procederà, secondo i promotori, ad oltranza con l’attuazione di turni di tre ore ciascuno per ogni gruppo di partecipanti alla protesta. I manifestanti hanno attuato una colletta per acquistare e offrire pasti caldi e bibite per i tanti camionisti che sono rimasti bloccati e che stanno scontando i maggiori disagi a causa dell’occupazione della sede stradale. Allo stato è attuato il filtraggio sulla sola carreggiata sud della statale 106, in Basilicata, all’altezza dello svincolo per la statale 653 «Fondo Valle del Sinni».
Il traffico diretto sulla 106 Jonica dopo Trebisacce viene deviato sul percorso alternativo della statale 653, entra sulla autostrada A3 allo svincolo di Lauria Nord e riprende la statale 106 allo svincolo di Firmo-Sibari. Nessun problema per i veicoli diretti sulla 106, prima di Trebisacce, che possono percorrere regolarmente la strada statale mentre i veicoli provenienti dal basso Jonio proseguono fino allo svincolo per la statale 534 ed entrano in A3 allo svincolo di Firmo-Sibari.
 
CARIATI
27/09/2010 Manifestazione di protesta questa mattina, contro il Piano di rientro da deficit sanitario e a difesa del locale ospedale, a Cariati. Al corteo partecipano moltissimi bambini ed i manifestanti – diecimila secondo il comitato Pro Ospedale che ha indetto la mobilitazione – stanno sfilando per le strade della cittadina dello Jonio cosentino per dire no ai contenuti del Piano di rientro da deficit sanitario.
In prima fila, oltre i piccoli che frequentano gli istituti scolastici della zona, i sindaci del comprensorio dello Jonio con la fascia tricolore e i gonfaloni, assessori e consiglieri provinciali della Sibaritide. I partecipanti al corteo stanno scandendo slogan come “L'ospedale non si tocca».
Il lungo serpentone è partito dall’ospedale di Cariati e si sta snodando lungo la statale 106. Tutti i manifestanti, è scritto in una nota del Comitato, «chiedono al Presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti di rivedere le assurde ed inspiegabili decisioni assunte in merito alla riorganizzazione della rete ospedaliera di un intero territorio pesantemente penalizzato e mortificato, in cui viene messo in serio pericolo il diritto alla vita, prima ancora che il diritto alla salute, di oltre duecento mila cittadini».
Al termine della manifestazione di protesta alla quale, secondo gli organizzatori, hanno partecipato più di diecimila persone, i manifestanti, tra i quali i sindaci di molti comuni della fascia jonica dell’alto crotonese e del cosentino con tanto di fascia tricolore, si sono diretti sulla strada statale 106 occupando l’intera carreggiata all’altezza dell’ospedale, così come sta avvenendo da cinque giorni un pò più a nord, a Trebisacce.
«Siamo rammaricati – ha detto il sindaco di Cariati, Filippo Sero – per i disagi che stiamo creando a quanti per lavoro sono costretti ad utilizzare la statale. Purtroppo, però, non possiamo fare altro e siamo disposti ad andare avanti ad oltranza». La decisione di bloccare il traffico ha provocato immediati disagi alla circolazione, in particolare per quanto concerne i mezzi pesanti. La manifestazione è pacifica. Sul posto sono presenti carabinieri e polizia.
A Trebisacce, pochi chilometri più a nord, intanto, va avanti l’occupazione della strada statale 106 da parte di cittadini che protestano contro l’annunciata riconversione del presidio. I manifestanti continuano a dormire nelle tende da cinque giorni.
TREBISACCE
 Il coordinamento delle associazioni costituite a difesa dell’ospedale di Trebisacce contesta la chiusura del presidio così come quella di Cariati e Praia a Mare e giudica «immotivata dal punto di vista tecnico: i posti presenti nella provincia di Cosenza sono in meno rispetto a quelli spettanti in base agli standard nazionali. Infatti, facendo dei semplici conti da massaia, se la popolazione della provincia di Cosenza è pari a 174.840 abitanti, i posti letto spettanti sono in totale 2.784 (3,8 x mille) di cui 2.197 per acuti (3 xmille) e 587 (0,8xmille) per post-acuzie (Riabilitazione e Lungodegenza). I posti letto attualmente presenti nella provincia di Cosenza, tra pubblico e privato, invece, non superano i 2700. Quindi per la Provincia di Cosenza non necessita alcun taglio di posti letto, ma, semmai, una ridistribuzione tra tipologie e tra aree poichè sullo Jonio i cittadini di serie B dispongono solamente di 1,5 posti letto per mille abitanti, mentre su altre aree i cittadini di serie A dispongono di circa 4,5 posti letto per mille abitanti. Infatti, il fabbisogno di posti letto per l’area Jonica, su 175 mila abitanti, è pari a 524 posti letto per acuti e 140 per post-acuti, per un totale di 664 posti letto. Da ciò si evince che nell’area Jonica mancheranno in totale circa 300 posti letto di cui 250 per acuti, che sommati ai posti letto sottratti ad altri presidi quale Praia, San Marco e altri fanno circa 500 posti letto rubati alla provincia di Cosenza. Che fine faranno?». «Il piano – è detto ancora nella nota – non è giustificato da un punto di vista economico perchè altrimenti non si spiega come mai ospedali con duemila ricoveri, cento parti e60 interventi chirurgici all’anno e con un costo per ricovero altissimo(oltre 4.100 euro a ricovero rispetto alla media aziendale, che è di 3.100euro) restano aperti».
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Coordinamento delle Associazioni a difesa del presidio ospedaliero “Guido Chidichimo”
 
Salviamo la vita e l’ospedale di Trebisacce
 
L’Ospedale di Trebisacce non è mai stato un Ospedale della morte, ma sempre per la vita dei pazienti; i casi di malasanità sono successi in altri Presidi molto più a sud, e che probabilmente oggi si cerca di salvare ad ogni costo.
La chiusura del Presidio di Trebisacce, così come quella di Cariati e Praia a Mare, è immotivata dal punto di vista tecnico: i posti presenti nella Provincia di Cosenza sono in meno rispetto a quelli spettanti in base agli standard nazionali; infatti facendo dei semplici conti da massaia, se la popolazione della Provincia di Cosenza è pari a 734.445 abitanti, i posti letto spettanti sono in totale 2784 ( 3,8 x mille) di cui 2197 per acuti (3 x mille) e 587 (0,8 x mille) per postacuzie (Riabilitazione e Lungodegenza). I posti letto attualmente presenti nella Provincia di Cosenza, tra pubblico e privato, non superano i 2700. Quindi per la Provincia di Cosenza non necessita alcun taglio di posti letto, semmai una ridistribuzione tra tipologie e tra aree poiché   sullo Jonio i cittadini di serie B dispongono solamente di 1,5 posti letto per mille abitanti mentre su altre aree i cittadini di serie A dispongono di circa 4,5 posti letto per mille abitanti,.
Infatti il fabbisogno di posti letto per l’area Jonica su 175.000 abitanti è pari a 524 posti letto per acuti e 140 per postacuti, per un totale di 664 posti letto. Da ciò si evince che nell’area Jonica mancheranno in totale circa 300 posti letto di cui 250 per acuti, che sommati ai posti letto sottratti ad altri Presidi quale Praia, San Marco, ecc. fanno circa 500 posti letto rubati alla Provincia di Cosenza; che fine faranno?
Il piano non è giustificato da un punto di vista economico perché altrimenti non si spiega come mai Ospedali con 2000 ricoveri, 100 parti, 60 interventi chirurgici all’anno e con un costo per ricovero altissimo (oltre 4100 euro a ricovero rispetto alla media aziendale che è di 3100 euro) restano aperti ed Ospedali come Trebisacce e Cariati con circa 5000 ricoveri a regime, 350 parti e 900 interventi chirurgici ed altri che costano meno si chiudono.    Oltretutto come mai si rinuncia alla possibilità di poter recuperare circa cinque milioni di euro di mobilità verso Puglia e Basilicata, rischiando invece con la chiusura di Trebisacce di raddoppiare tale importo? o si pensa di risolvere il problema della mobilità con protocolli d’intesa con la Basilicata, che di fatto impediranno i ricoveri e quindi la libera scelta del cittadino? forse il governatore ha deciso di fare morire i pazienti in ambulanza, in attesa della ricerca di un posto disponibile? oppure si è deciso di spendere i soldi della sanità in trasporti anziché in prestazioni sanitarie? 
Oltretutto sorge spontanea una domanda: se a Cosenza si sottraggono 500 posti letto, da qualche altra parte ne resteranno 500 in più, o no?
Forse il governatore Scopelliti ha deciso di far gravare Il peso del piano di rientro unicamente o prevalentemente sulla periferia della Provincia di Cosenza? 
Forse i 30 posti letto di RSA proposti davvero rappresentano il cavallo di troia per l’ingresso nel Presidio di Trebisacce di grosse lobbi di società private a cui si cederà tutto in gestione all’indomani della chiusura?
Detto ciò la protesta dei cittadini dell’Alto Jonio è più che legittima in quanto a tutela del diritto alla salute, all’assistenza, alla libera scelta alla pari di tutti i cittadini italiani; infatti per legge i LEA oltre che essenziali, devono essere garantiti anche in modo uniforme sul tutto il territorio, e per questo è stata attivata la Class Action che a giorni darà le prime risposte ai cittadini dell’Alto Jonio.
Noi non siamo contro il cambiamento, ma vogliamo un cambiamento in meglio e non in peggio, con un piano razionale, comprensibile, oggettivo e basato sul fabbisogno delle popolazioni, e non su criteri campanilistici o di partito.
Alla luce di quanto detto, invitiamo tutte le istituzioni dell’area ex AS 3 di Rossano, a mobilitarsi ed associarsi alla protesta dei Sindaci e delle popolazioni di Trebisacce e Cariati per difendere il furto di circa 300 posti letto operato dal Commissario Scopelliti, ma invitiamo anche tutte le autorità istituzionali della Provincia di Cosenza a reagire perche è l’intera Provincia penalizzata di oltre 500 posti letto e tutto ciò graverà comunque sulla gestione delle attività sanitarie delle strutture interessate, oltre che sicuramente sulla salute dei cittadini. 
 
Il Coordinamento delle Associazioni a difesa del presidio ospedaliero “Guido Chidichimo”

 

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